
Giovanni Franzoni argento, Dominik Paris bronzo: la Stelvio di Bormio regala subito due immense gioie allo sci azzurro, che irrompe nel medagliere occupando due terzi del podio olimpico, alle spalle dell’imprendibile svizzero Franjo Von Allmen che conquista il primo titolo a cinque cerchi di Milano Cortina 2026.
Sfida palpitante come poche altre volte nella storia olimpica, una gara condotta sul filo dei centesimi, con adrenalina a fiumi. Una gara che gli azzurri affrontano da assoluti protagonisti, con Franzoni che riesce a far tremare un Von Allmen che sembrava inavvicinabile: 1’51″61 il tempo dell’elvetico, letteralmente perfetto, per abbinare lo scettro olimpico al titolo iridato dello scorso anno.
Ma altrettanto ineccepibile è la prova di Franzoni, capace nel giro di tre mesi scarsi di debuttare prima sul podio di Coppa del Mondo, per trionfare poi sulla Streif di Kitzbühel ed infine mettersi al collo l’argento olimpico al debutto assoluto nel panorama a cinque cerchi.
Il bresciano classe 2001, cresciuto allo Ski College Veneto e nel nostro comitato – coetaneo di Von Allmen – non sbaglia nulla su una Stelvio esigente, brilla tanto nella scorrevolezza quanto nel tecnico e paga solo 20 centesimi di secondo allo svizzero. Appena dopo, tocca a Paris completare il trionfo azzurro: qualche sbavatura per Domme sulla “sua” Stelvio, poca roba che non lo allontana dal podio: il veterano altoatesino è terzo a 0″50 per conquistare quella medaglia olimpica che va a completare un palmares da leggenda, fatto nel complesso di un oro e un argento iridati e di 24 vittorie in Coppa del Mondo.
Nella storia delle Olimpiadi, ci sono solo tre precedenti maschili di due italiani sul podio: oro-argento nella combinata di Albertville 1992 per Polig e Martin, oro-argento per Gros e Thöni nello slalom di Innsbruck 1976 e argento-bronzo per i cugini Gustav e Roland Thöni nello slalom di Sapporo 1972.
Limitatamente alla discesa libera maschile, prima di oggi erano state sole tre le medaglie olimpiche: l’oro di Zeno Colò a Oslo 1952, il bronzo di Herbert Plank a Innsbruck 1976 e l’argento di Innerhofer a Sochi 2014.
Resta invece a secco Marco Odermatt, “solo” quarto a 0″70 dal compagno di squadra, seguito dall’altro elvetico Alexis Monney (+0″75) e dagli austriaci Vincent Kriechmayr (+0″77) e Daniel Hemetsberger (+0″97).
Buona anche la prova di Mattia Casse, decimo a 1″67, con Florian Schieder 15esimo a 1″96.
“Che roba, che roba! Non ho avuto tanta tensione in questi giorni, ma mi è salita nelle ultime ore, sentivo le gambe dure. Ho provato un’emozione strana sin da stamattina: ho visto Monney fare una grande gara, poi Odermatt andare ancora meglio. Von Allmen ha fatto una cosa pazzesca e mi son detto… “Dai”.
Sono partito subito forte, la pista era fantastica e devo ringraziare davvero tutti quello che hanno lavorato per prepararla così. Purtroppo nella Carcentina non sono stato perfetto e due decimi potrebbero essersene andati lì. Pensare ad inizio stagione di vincere sulla Streif e prendere una medaglia olimpica in discesa sarebbe stato assurdo. Devo ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicino, tutto lo staff, le Fiamme Gialle, la mia famiglia.
Essere sul podio con Dominik Paris è qualcosa di assurdo, se ripendo al mio primo podio in carriera mi dico è davvero assurdo quanto possa cambiarti la testa, in questi momenti. A dicembre partivo tra gli ultimi in discesa ed arrivare in primo gruppo qui è stato qualcosa di incredibile. Fare un risultato così in Italia, accanto a Domme, è davvero fantastico. Dopo tutto quello che mi è successo in passato, mi dico che tutto torna. Con Von Allmen eravamo sul podio insieme anche ai Mondiali Junior, io primo e lui secondo, oggi me l’ha un po’ restituita.
Come tutta la stagione, come già detto, anche la medaglia è dedicata alla stessa persona e a tutti coloro che mi sono stati vicino”.




