
A colloquio con il tecnico romano, oggi responsabile della nazionale di Coppa Europa
Gli sport invernali sono disciplina impegnativa, estremamente selettiva, che richiede enormi sacrifici agli atleti, alle famiglie, agli sci club che supportano l’attività dei ragazzi, soprattutto chi non è cresciuto alle pendici dell’arco alpino. Non scopriamo certo noi che per chi nasce alle nostre latitudini le difficoltà aumentano in maniera esponenziale e le possibilità di emergere si assottigliano notevolmente rispetto ai pari età del nord.
Eppure quando c’è talento, volontà e soprattutto passione nulla è precluso. Andrea Truddaiu, oggi tecnico responsabile della squadra azzurra di Coppa Europa, allenatore fra i più apprezzati dell’intero panorama nazionale, è partito da lontano. Lui, nato e residente nella Capitale, ha saputo conquistarsi, gradino dopo gradino, un posto preminente negli staff tecnici della nazionale, diventando uno degli allenatori azzurri di riferimento.
“Ho iniziato a sciare giovanissimo – racconta Andrea – sostenuto dalla mia famiglia. Papà Giovanni ‘Nanni’ per gli amici, rappresentante di articoli per lo sci, mi ha fatto conoscere il mondo delle gare e dell’agonismo e ne sono stato conquistato da subito. Ho iniziato quando il CLS (Comitato Regionale Lazio e Sardegna) si chiamava ancora Cao, ho avuto l’opportunità di lavorare con Alfons Thoma, un tecnico di spessore internazionale, che è stato fondamentale per la mia formazione. Nelle categorie allievi e ragazzi ho ottenuto risultati importanti, centrando più volte la qualificazione al Pinocchio sugli sci ed entrando stabilmente fra i primi quindici atleti italiani. Ho dovuto combattere purtroppo con una noiosa e debilitante epatite virale che ha condizionato il proseguo della mia carriera. Ho poi ripreso a buon livello, sono entrato nella nazionale universitaria, ho fatto un percorso importante, maturando pian piano la voglia e la passione di mettermi a disposizione dei più giovani“.
È nata così la consapevolezza di poter diventare l’allenatore che sei oggi.
“L’amore per questo sport mi ha dato la spinta indispensabile per trasmettere quello che avevo imparato in tanti anni di attività. Ho conseguito il diploma in Scienze Motorie e Sportive ed ho iniziato ad allenare privatamente alcuni giovani atleti. Poi ho iniziato a lavorare per lo SC Livata, società per la quale sono ancora tesserato, passo dopo passo ne sono diventato il direttore tecnico. Ho visto crescere tanti ragazzi, non faccio nomi per non correre il rischio di dimenticarne qualcuno. Ho potuto acquisire esperienza osservando da vicino ed organizzando grandi eventi, Campionati Italiani Assoluti e Giovanili, arricchendo così il mio bagaglio personale“.
La svolta nel 2017 quando la FISI ha deciso di investire sul progetto Centro-Sud Italia di cui sei diventato il responsabile.
“Devo ringraziare l’allora presidente Nicola Tropea, altra figura fondamentale per il mio percorso, per avermi segnalato ed aver dato una svolta decisiva alla mia carriera. Nel Centro Sud, abbiamo dato vita, in collaborazione con tutti i comitati dell’Appenino e con i tecnici, ad un progetto importante. I ragazzi nati alle nostre latitudini hanno avuto l’opportunità di crescere e di centrare risultati significativi a livello nazionale, dimostrando che il talento può sbocciare ovunque e che, se opportunamente coltivato, può portare lontano“.
Un ulteriore step è stato l’ingresso in nazionale C, al fianco di Max Carca e Massimiliano Blardone.
“Passo dopo passo ho guadagnato la fiducia della Federazione, ho lavorato con grande impegno coronando un sogno. Non tutto è stato semplice, i sacrifici sono stati tanti, ho dovuto far valere le mie qualità al cospetto di tecnici con alle spalle anni e anni di Coppa del Mondo. Ho saputo relazionarmi, stare al mio posto quando era necessario, e ho avuto l’opportunità di lavorare con persone splendide che mi hanno dato ulteriori opportunità per inserirmi e realizzarmi in un contesto di altissimo livello“.
Fino ad essere oggi il responsabile della squadra di Coppa Europa, un cammino in costante crescita che sembra non doversi arrestare.
“Ho avuto la fortuna di poter allenare Campioni con la C maiuscola come Giovanni Franzoni, medaglia d’argento alle recenti Olimpiadi, Filippo Della Vite, campione del mondo a squadre nel 2025 e Corrado Barbera, che ha vinto due ori ai Mondiali Juniores, tanto per citarne solo alcuni. Ho sempre messo la mia professione davanti a tutto, non so cosa mi riserverà il futuro ma la voglia e l’ambizione di crescere quelle non mi mancano, con la consapevolezza di poter e dover imparare ogni giorno“.
Tornando alle nostre latitudini, come vedi il movimento regionale in questo momento?
“Sono sempre dell’idea che anche da noi ci sono grandi potenzialità. Certamente la mancanza di neve, diventata ormai una costante, penalizza fortemente. Colgo l’occasione per plaudire le società e le famiglie che permettono ai ragazzi di coltivare le proprie ambizioni. Nel Lazio sono nati campioni come Marco Verdecchia, che si fregia di quattro titoli italiani di categoria e che solo un gravissimo infortunio in allenamento gli precluse l’ingresso nella squadra di Coppa del Mondo, come Riccardo Allegrini che ho allenato personalmente, vincitore di numerose gare FIS, così come i fratelli Lallini e i fratelli Federici. Oggi in rampa di lancio ci sonoAndrea Piccone e Lavinia Sambuco, atleti di grande prospettiva. Credo nella filosofia del lavoro. Si può far bene superando con l’impegno ogni difficoltà“.
Chiudiamo con un messaggio per i giovani che si affacciano all’attività ad alto livello.
“Quello di non abbattersi mai e di mettercela tutta, crederci, crederci sempre, soltanto così si può arrivare a raggiungere l’obiettivo“.





