
Vent’anni dopo lo storico oro conquistato a Pragelato dal mitico quartetto composto da Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi, la staffetta azzurra maschile torna sul podio olimpico con il bronzo guadagnato da Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino sulla pista di Tesero, in Val di Fiemme. E’ un cerchio che si chiude e rilancia un movimento che sta aprendo una nuova era con tanti giovani promettenti, e il risultato odierno lo dimostra.

In una gara in cui Norvegia e Francia hanno fatto capire da subito di navigare tranquille verso oro e argento, con Johannes Klaebo (al quarto oro in altrettante apparizioni trentine) a completare l’opera iniziata da Emil Iversen, Martin Nyenget e Einar Hedegart, seguito da un Victor Lovera che a sua volta non ha dovuto che capitalizzare il lavoro cominciato da Theo Schely Hufgo Lapalus e Mathis Desloges, si è invece scatenata la battaglia sportiva per l’ultimo gradino del podio. Protagoniste del duello Finlandia e Italia, con un unico momento di paura quando Martino Carollo ha ceduto una ventina di secondi in terza frazione ad Arsi Ruuskanen. Ci ha pensato l’esperienza di Pellegrino a recuperare in ultima frazione Niko Anttola, raggiunto e controllato senza fatica fino all’ultimo chilometro, quando il portabandiera valdostano ha operato l’allungo decisivo, arrivando a braccia alzate sotto il traguardo, con l’emozione di aggiungere una nuova medaglia a cinque cerchi ai due argenti nelle sprint di Pechino 2022 e PyeongChang 2018.

“A questa medaglia ci credavamo da tempo, sapevamo fosse un risultato nelle nostre corde. Ma in una staffetta deve andare tutto liscio: cadute, rotture ed in qeusti giorni si è visto come basti poco per rivoluzionare una staffetta o una gara. E’ andato tutto bene e dobbiamo essere tutti orgogliosi di questo, siamo stati lì con i più forti”. Che dire? È pazzesco, siamo emozionati e per almeno tre di noi è il giorno più bello della nostra vita.




